domenica 24 gennaio 2016

Intelligenza artificiale?

di
Francesco Zanotti

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Si intende ovviamente, la possibilità che un computer digitale possa simulare le prestazioni cognitive dell’uomo.
Ora il primo problema è che non sappiamo descrivere esattamente (forse neanche genericamente) quali siano le prestazioni cognitive dell’uomo. Si riescono a descrivere decentemente solo operazioni molto semplici come ad esempio qualche forma di decisione. Ma, se non sappiamo quali siano e, tanto meno, come si possano descrivere le operazioni cognitive di un essere umano, come possiamo costruire un computer che fa altrettanto?
Ma non può darsi che un domani noi si riesca a descrivere quali siano le operazioni cognitive dell’uomo e si riesca costruire un aggeggio artificiale (che non potremo chiamare macchina) che esegua le stesse operazioni?
Non lo so. Certo questo aggeggio non sarà un computer digitale, qualunque sia la sua velocità che, ovviamente, non potrà mai essere infinita.
Le ragioni matematiche per cui questo non può accadere sono molte, ma ve ne propongo una ulteriore e molto semplice. Se guardate un uovo che cade e si rompe per terra non siete in grado di invertire il processo. Se, invece, filmate la caduta con una telecamera digitale, poi il computer riesce a far girare il filmato all’indietro e tornare all’uovo intero. Questo vuol dire che i processi di un computer sono sempre invertibili. Molto (quasi tutto?) di quello che accade nella Natura, no! E’ frutto di processi unici, imprevedibili e non riproducibili.
Forse davvero riusciremo davvero a costruire “aggeggi” che sappiano fare le operazioni cognitive che fa l’uomo. Beh è tutta una storia che ci stiamo riuscendo. E questi processi di costruzione si chiama “riproduzione”.



martedì 19 gennaio 2016

40 anni fa ... oppure oggi?

di
Francesco Zanotti


Qualche giorno fa Repubblica ha offerto insieme al quotidiano la copia del primo numero datata Mercoledì 14 gennaio 1976.
Con mia sorpresa ho scoperto che i titoli di molti articoli erano sorprendentemente “attuali”.
Li propongo e lasci al lettore una riflessione: ma non è cambiato proprio nulla?
Ecco i titoli:
“E’ vuoto il palazzo del potere”
“L’incarico a … (metteteci qualunque nome di Presidente del Consiglio da 40 anni a questa parte) ma la sfida è l’economia.”
“ … (metteteci qualunque nome di sindacalista da 40 anni a questa parte) regoliamo da noi i nostri scioperi.”
“La mafia dentro le aste truccate”
“Ultrasinistra divisa sulle elezioni”
“L’Italia degli scandali”
“Cambiato di poco il Vertice ENI”
“I finanzieri inglesi stanno per calare sulle borse italiane”.

E’ poi cerchiamo stabilità! Più stabili di così non è possibile!

mercoledì 13 gennaio 2016

Sunniti, Sciiti, ISIS e autopoiesi

di
Francesco Zanotti

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Ogni sistema umano (dai gruppi dirigenti, alle imprese) considera uno stimolo esterno come occasione per “farsi gli affari suoi”. Tecnicamente: per riattivare la sua autopoiesi.
La comparsa dell’ISIS e la guerra contro l’ISIS sono solo occasioni perché il mondo arabo rimetta in scena la guerra secolare tra Sciiti e Sunniti. Con tutte le sue continue ri-declinazioni.
Autopoiesi … espressione difficile?
Forse sì. Ma come è difficile ogni conoscenza che cerchi di capire e governare sistemi complessi. Ma la conoscenza è inevitabile. Solo le nostre classe dirigenti politiche evitano come la peste la conoscenza tout-court. Troppo impegnati in quella ridicola autopoiesi del vincere le elezioni.
Ridicola perché ogni nuovo vincitore scopre che ha vinto solo la possibilità di dire che ha vinto. Ma questo non significa in nessun modo, una più forte capacità di Governo.
Per superare la situazione attuale occorre rompere gli attuali circuiti auto poietici che stanno facendo perdere di senso ai diversi gruppi e sistemi sociali. Occorre far emergere nuovi sistemi sociali e far in modo che essi vivano di una continua ridefinizione i funzioni e confini.
Esemplificando, dobbiamo piantarla di considerare profetici banali esortazioni retoriche che hanno come unico obiettivo la ricerca di consenso a buon mercato. Esortazioni soltanto retoriche come la seguente: “Our unique strengths as a nation -- our optimism and work ethic, our spirit of discovery, our diversity, our commitment to rule of law -- these things give us everything we need to ensure prosperity and security for generations to come.



martedì 5 gennaio 2016

La confusione tra innovazione e applicazione: i casi di Google Car e del Trading robotizzato

di
Luciano Martinoli

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Si fa un gran parlare di innovazione intorno alle tecnologie informatiche di tutti i tipi, internet, software intelligenti, sensori, eccetera, e alle minacce che costituirebbero per l'uomo, loro creatore, marginalizzandolo nella vita sociale.
E' davvero così?
Prima di accennare una risposta cerchiamo di andare a fondo della questione a partire da alcuni casi di cronaca.

lunedì 4 gennaio 2016

La conoscenza: hobby domenicale

di
Luciano Martinoli

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Tutti i principali quotidiani nazionali, e non solo, pubblicano rubriche culturali esclusivemente la domenica, quasi che la cultura, o più in generale la conoscenza, fosse attività da tempo libero, da "gioco". Di contro gli alti giorni ci si occupa esclusivamente di "cose serie".
Quando però eravamo bambini, adolescenti e fino all'inizio della maturità, i rapporti erano invertiti: quello che per gli adulti era diletto per noi era l'attività principale. Ed è così anche oggi che è il motivo per cui mandiamo i nostri figli a scuola.
Sul Sole 24 Ore di ieri vi è un articolo sulla "ricerca della saggezza" (la "filosofia", per chi avesse smarrito i riferimenti etimologici) oggi confinata negli ambiti accademici, ovvero per i "perditempo" secondo la vulgata, o nel tempo libero, come l'apparizione domenicale sul quotidiano dimostra.

Non era così in passato, come lo stesso autore ci ricorda
"...Spinoza intagliava lenti, Leibniz faceva il bibliotecario, Berkeley era un vescovo..."

e dunque
"...mentre cataloghi libri o pronunci omelie puoi continuare a ricercare la verità e la saggezza, e la cosa non incide sui tuoi impegni quotidiani."

Cosa comporta questa marginalizzazione della cultura e della conoscenza? Quali sono le conseguenze del blocco della "ricerca della saggezza" avvenuta in noi dieci, venti, trenta o più anni fa in concomitanza della "fine degli studi" (e forse anche della fine del nostro processo di miglioramento intellettuale)?
Ce lo ricordano tutti gli altri giorni gli stessi giornali.
Campioni nazionali, e internazionali, di insicurezza si ergono a comandanti delle comunità umane nascondendo la loro insipienza dietro l'arroganza. 
L'insoddisfazione per ciò che si ottiene è motivata incolpando "altro" (cicli economici, condizioni avverse, nemici reali o costruiti allo scopo, il fato...) e si reagisce ricercando nuovi comandanti che siano in grado di sbrogliare la matassa (ritrovandosene di più arroganti perchè ancora più insicuri).
E su tutti aumenta la frustrazione per l'incapacità di modificare questo "altro", qualsiasi cosa esso sia, scatenando stoicismo generalizzato o appagamento nell'effimero (del quale oggi vi è abbondante produzione).

Cosa fare? 
Innanzitutto, come ancora l'autore dell'articolo sottolinea,
"Ricordiamo ... a tutti la lezione di Socrate che di tutti è stato maestro, la lezione di umiltà di chi sa solo di non sapere, e non riteniamo di avere la verità in tasca,..."

E poi invitando i media a non confinare la conoscenza ad un esercizio ludico domenicale, ma somministrarla quotidianamente, come apparente "eccipiente" di quella saggezza che va sempre ricercata perchè, come già detto, "non incide sugli impegni quotidiani", anzi migliorando noi li migliora.

venerdì 1 gennaio 2016

Italia, Thailandia, Dubai 2020, Expo della Conoscenza

di
Francesco Zanotti

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Non tutti sanno che Brescello è uno dei luoghi italiani più conosciuti in Thailandia.
Lo è perché laggiù è diventata “cult” la storia di Peppone e Don Camillo in tutte le sue concretizzazione: dai romanzi di Guareschi alle loro versioni cinematografiche.
E questo è un primo legame che propongo tra i due “mondi” del titolo: Italia e Thailandia.

Ma che c’entrano gli altri due Attori del Titolo: Dubai e l’Expo della Conoscenza?
Come tutti sanno, era forte il nostro impegno perché Expo 2015 avesse come contesto un'“Expo della Conoscenza”.
Come tutti sanno il nostro impegno è andato deluso. E, purtroppo, il risultato è stato che Expo 2015 invece che momento di profezia mondiale, intono alla società prossima ventura, è diventato solo un Evento commerciale, anche se di successo. E’ diventato solo quello anche se vi sono state tante grandi intuizioni, come quella di Carlo Petrini per cui il cibo è una metafora della vita. Ma senza un contesto culturale più ampio, anche questa grande intuizione, come altre, non è stata valorizzata, ma nascosta nel clamore e in un’ansia commerciale di breve respiro.
Come tutti sanno il prossimo Expo sarà a Dubai e il tema sarà: “Connecting minds, create the future”.

A questo punto è diventato evidente il legame (e il nostro interesse) tra gli altri due Attori del Titolo: Dubai e l’Expo della Conoscenza.

Ma occorre mettere insieme “mondi” e Attori. Così che arriveremo a descrivere il nostro impegno nel 2016.
La storia e il finale sono i seguenti.
L’anno scorso (2015) il Prof Tuomo Rautakivi della Burapha University in Bangkok mi ha voluto nel Team Editoriale di una nuova rivista da lui fondata “International Journal of Public and Private Management”. Ho cominciato a pubblicare un paio di articoli e poi mi è venuta l’idea di proporre, attraverso la rivista, l’idea dell’Expo della Conoscenza come strategia teorica ed operativa per far emergere una nuova società. Ho scritto un editoriale che arriva a individuare l’Expo 2020 a Dubai come riferimento e contesto per realizzare un Expo della Conoscenza.
Detto, fatto.
Questo mio Editoriale è stato pubblicato sul Vol 2, NO2 (2015) della rivista che potrete scaricare usando questo link

Le prossime azioni saranno quelle di diffondere a livello internazionale e presso gli organizzatori di Dubai 2020, l’idea dell’Expo della Conoscenza. Per realizzarlo.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.