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venerdì 7 dicembre 2012

Requiem...

...per la società industriale
di
Luciano Martinoli
l.martinoli@cse-crescendo.com

Di ritorno dall'ennesimo convegno sulla "crisi". 
"Crisi".
Parola che ci trae in inganno, già nella sua morfologia nasconde la sua natura multipla: è identica sia al singolare che al plurale.
E infatti si è parlato di crisi economica, finanziaria, sociale, umana, di valori, di conoscenze, di diritti...
Voglio allora solo apparentemente cambiare discorso parlandovi di una persona, non una in particolare ma una qualsiasi che, però,  non sta bene. 
Ha una aritmia cardiaca seria, difficoltà di respiratorie, è diabetica, si sta debilitando. Da alcune settimane è a letto, mangia poco e, quindi, perde peso. In parole povere è in "crisi".

lunedì 24 settembre 2012

FIAT: aspettando la ripresa???

di
Francesco Zanotti

Scrivevo, ed ora confermo, che il problema della FIAT è un problema di schemi cognitivi.
Confermo perché nell’incontro con il Governo è emerso un altro grave problema cognitivo: la memoria.
Il Gruppo FIAT afferma che aspetterà la ripresa del mercato dell’auto e nessuno si è scandalizzato …
Nella sua storia passata proprio il gruppo FIAT non ha atteso la ripresa, l’ha costruita.
Immaginate se prima di lanciare la 500 avesse aspettato che si scatenasse quella “ripresa”, dopo la crisi della guerra, che si è chiamata miracolo economico italiano.
Con la 500 ha dato un grande contributo al costruire il miracolo economico.
Ora dovrebbe usare lo stesso atteggiamento imprenditoriale, ma le è difficile non perché ci sono disegni perversi o perché le persone sono incapaci. Ma a causa della povertà di strumenti di progettazione strategica e di conoscenze organizzative di cui dispone. Una causa facilmente eliminabile … se individuata.

martedì 5 giugno 2012

Di nuovo: il Prof. Monti non può che fallire … purtroppo

di
Francesco Zanotti


Voglio riproporre un post già pubblicato il 17 novembre 2011, quando esisteva un largo consenso al Governo Monti.
La sintesi? Usando una metafora  a me cara: non si può cercare di aggiustare il televisore col martello convinti che sia il teatrino delle marionette.

Le ragioni per le quali ripropongo questo post riguardano il futuro. Dobbiamo cercare di consapevolizzare quali sono le ragioni per le quali il Governo Monti non può che fallire. Così, quando sarà socialmente evidente il fallimento, si potrà discuterne in forme nuove. In modo da evitare che al successore di Monti accada la stessa cosa.

Perché non può che fallire?

Innanzitutto perché il programma che si propone di realizzare non ha nessuna influenza sulle cause della crisi attuale. Non siamo di fronte ad una crisi finanziaria, ma alla crisi di un modello di società. Il programma del nuovo governo non vuole avviare un processo di progettazione di una nuova società, ma vuole cercare di far funzionare meglio la società attuale. Compito impossibile anche (certamente non solo) per banali limiti fisici. La natura non sopporta un’ulteriore crescita dell’attuale società industriale.

Poi, perché la conoscenza da cui parte (l’economia) è una pseudo scienza che vuole scimmiottare, irragionevolmente, la fisica classica. Si tratta di un corpus di conoscenze da ricostruire integralmente. Da ricostruire perché suggerisce azioni di ristrutturazione, invece che di riprogettazione.

Ancora: perché non ha cambiato il metodo di governo. E’ vero che si propone di consultare, far partecipare, ma sono buone intenzioni generiche. Il Governo di una società complessa richiede che chi governa avvii processi di creazione sociale di nuove realtà. Con tutto il rispetto, la formazione e le esperienze del prof. Monti non hanno nulla a che fare con i processi di creazione sociale. Voglio dire che, anche se le cose che vuole fare fossero corrette, non riuscirebbe a farle per “incompetenza processuale”.

Da ultimo non ci riuscirà perché nessun grande sviluppo può nascere da sacrifici (proposti da una classe dirigente che non farà alcun sacrificio) e azioni impopolari. Un grande sviluppo nasce da un movimento di popolo che si incammina verso una nuova storia. E certamente non sarà il prof Monti a risvegliare la voglia di un futuro diverso in un popolo che oggi sembra davvero un volgo disperso.

domenica 22 gennaio 2012

Nuovi amici …


di
Francesco Zanotti

Spesso, non lo neghiamo, abbiamo la sensazione di essere davvero una “Vox (povera ed umile) clamans in deserto”. Ma guardandoci intorno stiamo scoprendo che, in realtà, esistono altre voci che raccontano “Storie” molto simili alle nostre. Allora diventiamo “Voces” che a questo punto non si ritrovano intorno il deserto, ma cominciano a costruire comunità di futuro.

Oggi volevo presentare una di queste voci. Un gruppo di persone che ha radunato intorno a sé Alessandro Aleotti e che descrivo attraverso le parole stesse di Alessandro.
“In questa fase politica ed economica così decisiva per l’Italia, mi è parso utile, insieme ai giovani ricercatori che collaborano con me nel gruppo Milania, scrivere un saggio sulla questione economica che cercasse di decostruire le principali retoriche che si frappongono a ogni disegno di reale cambiamento nel Paese.
L’obiettivo di questo sforzo ...
è costruire una community pensante che si confronti con l’agenda politica ed economica del Paese, senza restare schiacciata dal pensiero mainstream che vediamo quotidianamente riportato sui media. Terminata l’esperienza del governo Monti, infatti, il gioco politico ritornerà a prevalere e sono convinto che l’emersione di nuove chiavi di lettura sia assolutamente essenziale. Il lavoro verrà pubblicato “a puntate”, un capitolo ogni venerdì, a partire dal 20 gennaio sul sito www.nuovocontrattoitalia.blogspot.com e ovviamente sarà finalizzato a una discussione pubblica”.
Alessandro usa un linguaggio diverso dal mio, parte da riferimenti culturali diversi dai miei. Ma il risultato è sorprendentemente in sintonia. Se ci sbagliamo, almeno ci sbagliamo in due …
Riporto solo qualche concetto, ricavato dal lavoro di Alessandro, che mi sembra chiave e rimando il nostro lettore al blog di Alessandro …
Il suo punto di partenza è costituito da due convinzioni: il venire meno della statualità e la rottura dell’attuale contratto sociale.
Si propone l’obiettivo di far dialgare il nostro pieno «locale» con le trasformazioni in atto sullo scenario globale.
Contesta la pretesa del capitalismo novecentesco di essere un “recipiente globale”.
Sostine che la crisi attuale, in realtà, ci sta indicando il sentiero delle trasformazioni in atto.
Lancia la sfida dei beni e servizi del terzo millennio … E molto altro.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.