mercoledì 4 febbraio 2015

L’arbitro serve quando si litiga …

di
Francesco Zanotti


Il nuovo Presidente della Repubblica, ricevendo applausi da tutti, ha dichiarato solennemente che sarà arbitro imparziale. E chiesto che i giocatori siano corretti.
Io credo, però che un arbitro serva quando si gioca un gioco competitivo: dove qualcuno vince e qualcuno perde. L’arbitro serve a garantire che chi vince lo faccia rispettando le regole. E chi perde non cerca di rifarsi infrangendo le regole.
Ma l’Italia non ha bisogno di giochi competitivi. Quando occorre costruire un Progetto Paese le idee delle persone non possono essere in competizione. Sono inevitabilmente parziali e con un gran bisogno di essere messe insieme perché non diventino ideologiche.
Abbiamo bisogno di chi costruisce sintesi, non chi garantisce che si litighi bene.
Leggevo stamattina l’ultimo libro di Lee Smolin (fisico) scritto insieme a Roberto Mangabeira Unger che la biografia informa essere filosofo, teorico sociale e delle leggi (sì, le regole) e politico.
Il tema? Tradotto in italiano “L’universo unico e la realtà del tempo”.
Ma che c’entra con il Presidente della Repubblica? Bene, leggete il capitolo scritto da Smolin sulla matematica scoprirete come si costruisce la conoscenza matematica. Questo processo è lo stesso che occorrerebbe avviare per costruire un Progetto Paese. E non parla dell’esigenza di arbitri perché è un processo dove si ricerca insieme, il risultato è comune, non si litiga per mettere pezzi di teorie l’una contro l’altro.
Ma chi volete se ne interessi? Noi continuiamo a voler competere (che è litigare) e il risultato è che, come sostiene Vittorio Carlini oggi sul Sole 24 Ore, questo litigare ci sta portando, insieme a tutta l’Europa, lungo il cammino di stagnazione che sta opprimendo il Giappone da un decennio.


domenica 1 febbraio 2015

Anche Naomi Klein ha capito …

di
Francesco Zanotti


In una intervista, oggi sul Corriere, Naomi Klein ammette che i no global sono stati sconfitti per non aver mai detto di sì.
Beh è dal mitico ’68 che dovrebbe essere chiaro che la protesta, anche giustissima, senza la proposta finisce in tragedia. La mia generazione dovrebbe averlo profondamente inciso nella mente e nel cuore se guarda al mondo che ha costruito: protesta profetica, proposta banale. Da disadattati.
Il problema è che la proposta è più difficile, sempre più difficile. La protesta è puntuale: si identifica un nemico (spesso veramente dannoso) e lo si bastona. Qualche volta non metaforicamente. E momentaneamente tutti applaudono.
Ma poi quando si è distrutto occorre costruire. E la proposta non può essere monodimensionale: deve essere complessiva.
Ed allora emerge il vero problema: le risorse cognitive di cui si dispone. Anche un sistema di conoscenza banale è in grado di vedere ingiustizie e combatterle. Per costruire proposte complessive è necessario un sistema di risorse cognitive complesse. Purtroppo oggi non disponiamo ancora delle risorse cognitive necessarie per disegnare un nuovo mondo. Allora la proposta ha bisogno di ricerca. Sarà costruttore di futuro chi disporrà delle risorse cognitive per farlo. Prima di lui sarà costruttore di futuro chi queste risorse cognitive le svilupperà.
Una efficace capacità di governo dei sistemi umani (volete chiamarla democrazia profonda?) si fonda solo su di una nuova conoscenza dell’Uomo, della Società e della Natura.


martedì 27 gennaio 2015

Previsioni: il potere della conoscenza

di
Francesco Zanotti


Di storie come quella di Bebbe Grillo ce ne sono nate tante. E tutte hanno avuto o stanno avendo la stessa fine. O delusione e disillusione o il conflitto. Oppure tutte e tre.

Le ragioni sono “sistemiche”. Sono movimenti che nascono da un grande slancio ideale. Ma questo slancio ideale non è nutrito da sufficienti risorse di conoscenza. Ed allora quando si tratta, inevitabilmente, di passare dalla protesta alla proposta, si frantumano in progetti parziali che generano conflitti e delusioni.

Non occorrerà attendere molto per vedere queste stesse dinamiche scatenarsi nel Movimento cinque Stelle. Grillo contro Casaleggio, i gruppi parlamentari spezzarsi in sottogruppi. Ed alla fine il movimento perdere di consenso
Il fatto che ci sia di mezzo Internet non fa che ampliare ed accelerare i processi. Ma non li cambia nella sostanza.

Forse il lettore non ricorda …
Ma sono frasi che ho scritto due anni fa … L’unica previsione che non si ancora avverata e la lite tra Grillo e Casaleggio. Ma date tempo al tempo.
E non sono un mago. Basta aver presente la teoria dei sistemi autopoietici. Ma si fa fatica a studiare. E tutti provano a fare senza la conoscenza. Così mettiamo in scena sempre la stessa commedia (qualche volta pura tragedia). Vogliamo smetterla di rifiutare la conoscenza?


sabato 24 gennaio 2015

QE: tesi banali … nessuna profezia

di
Francesco Zanotti


La BCE contro la Bundesbank. La prima sostiene che l’immissione di liquidità favorirà le riforme nei Paesi più deboli. La Bundesbank che accadrà il contrario: l’immissione di liquidità rallenterà il processo di riforme.
Ma perché questo riferimento alle riforme?
Perché, attraverso, le riforme si rilancia l’economia.
Allora, come prima cosa, nessuno ha spiegato il rapporto causale tra riforme e rilancio dell’economia. Quindi: si sta litigando su tesi banali, nessuna delle quali può essere verificata.
Poi guardiamoci intorno …
Ascoltiamo le grida di dolore che si alzano dal mondo. Con coraggio e profezia dobbiamo immaginare una intera nuova società E noi ci cincischiamo sul riformare le istituzioni della vecchia società.
Guardate ai popoli che stanno costruendo futuro. Non stanno a litigare sulla legge elettorale. Costruiscono le nuove opere d’arte. Forse meno intense di quelle che costruivamo noi ai tempi di Rinascimenti ed Imperi vari, ma stanno solo iniziando. Diamo loro tempo.
Dobbiamo liberarci dal torpore di una conservazione vile e profittatrice. Sia essa di destra di sinistra o di una qualunque altra direzione del passato.
Lo si può fare solo cercando una nuova conoscenza che possa essere il linguaggio delle nuove profezie che è nostro dovere costruire.



domenica 18 gennaio 2015

Perché offendere? La satira sulla nostra ignoranza

di
Francesco Zanotti


Noi l’abbiamo detto in modo certo meno autorevole, più indiretto. Ma non possiamo non far risuonare le parole del Papa: certo è essenziale la libertà di pensiero, anche quella di critica, ma non la libertà di offesa.
Soprattutto su temi così delicatamente intimi come la religione.
Io non credo che si rimedi alla tragedia del terrorismo con le offese. Le manifestazioni di questi giorni nei paesi mussulmani sono una reazione (con eccessi da condannare, ovviamente) alle offese, che ha impedito una profonda riflessione sul terrorismo proprio in quei paesi.

Poi, occorre riflettere anche su noi stessi.
Soprattutto con certe popolazioni, noi occidentali non è che siamo stati nel passato portatori di pace e benessere. Non è che il modello di società che proponiamo sia l’ideale.

Non è che la nostra cultura politica sia l’ideale.
Sebastiano Maffettone oggi sull'inserto culturale del Sole racconta come la nostra teoria politica (i comportamenti politici sono ancora più primitivi della cultura politica) abbia trascurato la tradizione orientale che, invece, può dare contributi rilevanti, come quella di Gandhi.

Non è che la nostra visione del mondo sia così avanzata: siamo rimasti alla macchina di Turing. Per di più banalizzata.

Forse sarebbe opportuna una pungente satira della nostra ignoranza.
Penso, infine, che al diritto della satira vada aggiunto il dovere della proposta.


sabato 17 gennaio 2015

Tutto a posto!

di
Francesco Zanotti


Stanno accadendo molte delle cose (alcune neanche sperate) che tutti pensano favoriscano la ripresa. Le elenco brevemente: indebolimento dell’Euro, basso prezzo del petrolio, inflazione bassa (… Ah che la si piantasse di dire che la battaglia contro l’inflazione è la mission della BCE, visti i danni fatti da Trichet), tassi bancari bassi, flessibilità nei vincoli europei, flessibilità nei rapporti di lavoro a casa nostra.
Che volete di più? Se fosse stato fatto un anno fa l’elenco delle condizioni che avrebbero favorito la ripresa queste si sarebbero citati, mai più pensando che si sarebbero potute realizzare.
Oggi ci sono tutte. Allora attendiamoci “magnifiche sorte e progressive” velocemente.
O no?
La risposta è purtroppo: no! Perché nessuna di queste cose serve a risolvere il problema di fondo: un sistema economico che sta perdendo di senso. La riprogettazione strategica delle imprese sarebbe la via da percorrere. Ma tutti cercano di fare tutto il possibile per non intraprendere questa via. Illudendosi che condizioni macroeconomiche possa supplire alla mancanza di progettualità imprenditoriale.



...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.