lunedì 14 giugno 2010

Il martello rompe il vetro

di Francesco Zanotti

La Domenica mattina (oggi 13 giugno 2010) è un buon momento di riflessione e di proposta. Una lettura dei giornali un po’ più rilassata permette di scoprire dinamiche, costruire connessioni, arrivare a proposte...

Obama (Giuliano Amato sul Sole 24 ore), l’onda nera dei nuovi estremismi (Dario Fertilio sul Corriere), I comitati dei cittadini di Milano (Paola d’Amico ancora sul Corriere) , le crisi si prevedono (Franco Debenedetti, ancora sul Sole) … ma cosa hanno in comune con un teatrino dei pupi di un sonnacchioso ed assolato paesino siciliano degli anni ’50?

venerdì 11 giugno 2010

Lettera alla Materia (capire come dovere di specie)

Riceviamo e con molto piacere pubblichiamo, da parte del Prof. Minati, un contributo narrativo al nostro dibattito.
Ne auspichiamo molti altri ancora.


So che mi vuoi così …

Ti scrivo senza sapere bene cosa tu sia. Ma la storia si chiarirà nel raccontare.
Ti pensavamo materialità con massa, volume, localizzazione. Usando le risorse cognitive che ci hai dato e che abbiamo sviluppato, abbiamo considerato le diverse potenze, efficacie cognitive del definirti, ipotizzarti, modellarti, così come pure del tuo esistere, nostra esigenza cognitiva per ammetterti. Addirittura ti pensiamo invisibile nell’universo, materia oscura, assunto chiuso nel suo essere aperto.

1: 2 La terra era sterminata e vuota…

Vieni dopo il vuoto (quantistico) che esisteva prima di te.
Sei forse una proprietà di altro, energia senza corpo, che abita momenti e soglie, quasi-particelle e 
quasi-materia.
Ti scrivo perché, a queste soglie, hai costruito mondi. Io abito uno di questi e hai materializzato processi a scala macroscopica. Chiamerò Natura il mio mondo. In esso hai assunto proprietà che diciamo vitali e parliamo di materia vivente. In questo mondo pezzi di carne, pezzi di materia vivente devono agire per mantenere le loro proprietà, come cibarsi, bere, riprodursi, riposare, ritardare il morire, ecc. Per far questo, questo mondo, la Natura, forse in connessione con altri ha fornito capacità cognitive per suoi fini alla materia vivente.

3:7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due …

Ti scrivo perché abbiamo iniziato ad usare impropriamente le risorse cognitive per capire loro stesse, cercare di capire te, capire noi.
La materia vivente ha iniziato a comportarsi, godere e respingere secondo i tuoi fini, alcuni evolutivi, altri che non capiamo. Capiamo forse fino a che ti serve? Siamo andati oltre? O è inclusa in te la capacità di capirti e noi la impersoniamo? Ora, speriamo, abbiamo gioia, non solo, piacere delle tue cose, ma anche delle nostre, come una musica, un dipinto, una poesia: un imprevisto per te?
Non ricordo più solamente l’odore del cibo, la strada per la tana, ma il sorriso e le parole dei miei morti e la musica. Se ti serve questo è, forse, per un altro, gioco.
Ti dobbiamo tutto.
Epicuro, Lucrezio[1], Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Leibniz pensavano alle tue proprietà: ma rappresentano un modo con cui avviene il divenire. Non tanto il perché, quanto il come. Tutto deve avvenire in un qualche modo. Il divenire dei neuroni non raccontano il pensiero, ma da dove emerge.
Abbiamo costruito una vita di differenze dai tuoi comandi sgusciando tra e usando ciò che volevi che facessimo.
Perché ti serve la vita, per comprenderti? Devi accelerare qualche processo?
Ci devi far produrre sostanze o energie nuove?
Ci fai gioire di ciò che ti occorre: abbiamo imparato a gioire di altro. E’ una deviazione o volevi che costruissimo nuovi mondi?
La nostra vita è ormai un combinarsi di gioire di ciò che ti serve e di ciò che creiamo. Il prezzo è che abbiamo incominciato a soffrire e sperare: questo nella tua indifferenza, madre amorosa delle specie e matrigna insensibile per gli individui. La morte, per noi, è altro che il finire un compito che ci hai dato. La morte ti serve.
Pensiamo che sia il prezzo dell’autonomia (coscienza?), ma forse sei sempre tu con un altro volto, un altro mondo.
Esploriamo gli estremi dell’incomprensibile come proprietà di altro.



Mangiare la doppia mela

2:19 Allora il Signore Dio plasmò dal
suolo ogni sorta di bestie selvatiche
e tutti gli uccelli del cielo e li condusse
all'uomo, per vedere come li avrebbe chiamati:
in qualunque modo l'uomo avesse chiamato ognuno
degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.

Usando aree non regolate dall’attività cognitiva richiesta dalla Natura per raggiungere i suoi scopi abbiamo raggiunto consapevolezza dei limiti di ciò che facciamo.
Si ipotizza un Convertitore Biologico-Cognitivo, per cui ci fai riconoscere e desiderare una forma, un comportamento, una sensazione, un atto. Non sappiamo come avvenga questa trasformazione, non semplicemente mediata da agenti biochimici: forse non ti serve che lo capiamo.
Qualcuno della nostra specie rifiuta il gioco creandosi finalità mistiche, giocando un altro gioco all’interno del tuo, o anche rifiutando la vita.
Ora, usiamo l’attività cognitiva che ci hai fornito per cercare di capire l’attività cognitiva stessa.
Ma quale è il limite del capire del nostro sistema cognitivo?
Impossibilità di mutue rappresentazioni in mondi non-equivalenti?

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Chi sono io? Quello che desidera ciò che ti serve, che ha in disgusto ciò che non vuoi o chi ha capito il tuo gioco?
Capisco che forse mi hai fatto capire il tuo gioco per altre finalità.
Non posso che continuare a giocare il tuo gioco, ma sapendolo. Che cosa cambierà?
Probabilmente è come il problema dell’alt, dovremo giocare tutto il gioco prima di saperlo.

3:11 [il Signore] domandò,
«Chi ti ha fatto sapere
che sei nudo?... »

Diffido del piacere e della gioia, come non miei. E del sorriso di un bimbo e del bacio di un amore. Ecco, devo viverli, ma non ti prenderai gioco di me, tu che, insensibile, sei pronta a togliermeli in qualsiasi momento. Continuerò a sorridere come atto di specie, ti impersonificherò negli istanti, ma canterò di atemporalità e di eterno nel mio cuore che, quando avrà finito di battere, non sarà stato solo tuo. Capisco ora che sarò sempre tuo, ma a livelli diversi, perché non ci sei che tu.
E l’altra materia vivente attorno a me? Solo questa consapevolezza mi permetterà di capire la miseria dei tuoi istanti da far divenire tempo di un mondo degno di ciò che mi hai permesso di diventare.
Comunque, ho acquisito una speranza: conoscerti, capirti e, forse, saprò, quando non sarò più solo proprietà di materia vivente.
Ti riconosco:
nel sorriso di un bimbo,
nel bacio di un amore,
nella gioia di una madre,
nel rantolo di un morente,
nel sorgere del sole,
nel parlare della luna con le montagne,
nello sguardo di un’agonia,
nel ricordare una gioia.
Sarò degno di te.
Una carezza non sarà più la stessa nella gioia di capirti, compimento che dà pace.


The Meta-Perspective
Vivo nel tempo,
ma non appartengo a questo tempo
Gioco questo gioco,
ma so che è una mossa di un altro gioco,
So che tutto questo è proprietà di altro


A presto, genitore senza volto e senza nome

Esodo 3:14
Dio disse a Mosè:
 «Io sono colui che sono!»

Esodo 33:20
Disse ancora: «Tu non puoi vedere il mio volto,
perché l'uomo non può vedermi e vivere».

Esodo 33:23
«… poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro;
ma il mio volto non si può vedere».


[1] clinamen: … id facit exiguum clinamen principiorum nec regione loci certa nec tempore certo … Titus Lucretius Carus, ca. 99 BC - ca. 55 BC, De
                         rerum natura,  II, 292-293





lunedì 7 giugno 2010

Contributi al dibattito sul futuro … da due amici

Oltre a pubblicare commenti ed opinioni, crediamo sia importante anche pubblicare risorse. Cioè strumenti culturali che possano servire come materia prima per costruire una nuova società. Cominciamo oggi con i contributi di due amici, personali miei e di noi tutti.

Il primo contributo è quello del Prof. Gianfranco Minati, Professore al Politecnico e Presidente dall’AIRS (Associazione Italiana per la Ricerca sui Sistemi). Si tratta della sua prefazione ad uno dei più famosi libri sulla teoria dei sistemi (Teoria generale dei sistemi di L. Von Bertalanffy). In questa prefazione il Prof. Minati riassume lo stato del’arte della  Sistemica e prospetta la  necessità di una Seconda Sistemica o Sistemica dell’Emergenza. Una sistemica che, nel mio piccolo, amo chiamare “Sistemica Quantistica”.

Il secondo contributo è una presentazione di un libro che sta sempre sulla m ia scrivania: la logica aperta della mente del Prof. Ignazio Licata, Direttore scientifico dell’ISEM (Istitute for Scientific Methodology). La presentazione è a cura di Francesco La Mantia. Credo che tutti coloro che hanno voglia di capire cosa vi è al di là della scienza da rotocalchi dovrebbe leggere questo libro che Licata stesso riassume nell’ultima pagina di copertina del suo libro con la seguente espressione: “La logica aperta della mente progetta continuamente nuovi impredicibili giochi, espressione di una connessione profonda  tra mente e mondo che trova nell’attività cognitiva il suo nucleo dinamico”.

Vita artificiale: la (faticosa) costruzione di un mito

La ‘Vita artificiale’ annunciata dal gruppo di Craig Venter , ed il rumore mediatico che l’ha accompagnata, offre un’ottima occasione per ripensare ancora una volta la tensioni culturali e metodologiche che attraversano la scienza contemporanea e le loro proiezioni mediatiche. Leggendo l’articolo scientifico originale si scopre che i ricercatori hanno inserito in un batterio un DNA la cui sequenza era stata progettata a priori ‘copiandola’ da quella di un organismo con un patrimonio genetico estremamente semplice : il micoplasma, non scrivendo dunque ex novo le informazioni genetiche. Già questo aspetto ci dovrebbe indurre a considerare il modo con cui viene usata l’impegnativa parola ‘creazione’. Inoltre, anche se gli elementi iniziali (brevi tratti di DNA) erano stati sintetizzati per via chimica, il macchinario sintetico per produrre l’intero genoma in termini di assemblaggio e riproduzione era comunque naturale, trattandosi di cellule di lievito. In pratica, la “vita artificiale” di cui stiamo parlando è più propriamente una nano macchina biomorfa, già ipotizzata da Von Neumann e Feynman a partire dagli anni 50.Richard-feynman-nano-cd

Si tratta dunque di un notevole avanzamento tecnologico, ma non certo di ‘vita artificiale’, e neanche di un rivoluzionario metodo di sintesi chimica. Cerchiamo dunque di chiarire ulteriormente la cosa in modo da fare un distinguo tra l’invenzione, i proclami mediatici, e le eventuali ideologie nascoste.

venerdì 4 giugno 2010

Expo 2015: una prima proposta da un non luogo e un non tempo

Cari amici,
voglio raccontare una cosa strana che ci sta capitando, che sto cercando di capire, alla quale credo noi si debba prestare ascolto, forse anche qualcosa in più …
Ecco quanto sta accadendo. Stamattina, ricevo una mail da un nome di donna che non ricordo. Incuriosito la apro e trovo il seguente testo, ve lo propongo. Riguarda una proposta per il rilancio dell’Expo 2015, che in un non luogo e un non tempo è stata decisiva …
“Caro Francesco, per ora non mi chiedere ne’ il tempo, né il luogo. Verrà l’occasione per rivelartelo. Ma è un tempo, un luogo, una città dove sono accadute cose che possono, forse, aiutare Milano, l’Italia, il mondo a vincere la sfida alla quale si trova di fronte. Io queste cose voglio raccontarti, perché tu le renda disponibili non solo a Responsabilità dell’Expo 2015, ma anche a tutta la città. Ed oltre.
Ecco la mia prima cronaca delle cose di un altro mondo. 

sabato 29 maggio 2010

Tra teoria e pratica … un bel binomio per cambiare il mondo

Ho appena letto un interessante reazione di G.M. al mio post dal titolo “Provo a rispondere e rimando”. Invito a leggerlo e propongo pochi ulteriori commenti. Lo sfrutto, poi, per fare un discorso generale.
I brevissimi commenti.
Il primo: credo davvero che la sistemica quantistica costituisca una prospettiva da esplorare per cambiare il mondo. Credo che occorrerebbe qualche impegno di più dei fisici per svilupparla …
Sulle “diverse sfere del mondo” e sulla sfera del pensiero, credo che occorra tener presente che certamente esiste una sfera del pensiero, ma credo che essa non sia direttamente accessibile: non siamo telepatici. Allora, i nostri pensieri sono accessibili solo attraverso le concretizzazioni fisiche che ne facciamo. La parola, lo scritto, le opere d’arte… Allora, occorre ripensare profondamente ad alcune cose. Sto per pubblicare sul blog un librettino dal titolo “Le dinamiche dello sviluppo. Ovvero le onde che diventano isole” …
Ma il tema che volevo proporre al dibattito era un altro. Io credo che sia completamente tramontata una visione riduttivista della scienza. Ciononostante, continua in troppi campi della scienza a imperversare un riduttivismo spesso radicale.
Faccio degli esempi: la fisica teorica si gingilla ancora con enormi macchinoni sempre più grandi che cercano
le “componenti ultime”, la teoria del tutto. Craig Venter considera la cellula come una macchina. L’autore di una Famoso libro sulla “Singolarità” (Ray Kuezweil) considera ancora il cervello come un calcolatore elettronico che può essere superato da calcolatori più potenti.
Questo riduzionismo ad oltranza, oltre ad essere superato, sta diventando anche pericolosissimo a molti livelli. Il primo è che impedisce a nuovi paradigmi di svilupparsi. Il secondo è che può fare danni drammatici, sia perché fa buttare via miliardi, ma, soprattutto, perché, quando si tocca la materia biologica ed il cervello con questa prospettiva, non si possono che generare gravi drammi.
Non sto parlando di limiti etici alla scienza. Sto contestando l’utilizzo di una visione scientifica troppo semplicistica
Mi piacerebbe sapere che pensano i lettori di questo blog.
Ultima nota che riprende, finalmente, il titolo del post. Mi fa molto piacere che questo blog stia diventano multidimensionale, saltando tra “teoria” e pratica (esempio l’economia). Non abbandoniamo questa vocazione “complessiva” …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.