Un grande progetto che
inizia domani …
di
Francesco
Zanotti

Era la fine di un decennio dove vi erano
profeti neri che raccontavano i loro sogni, dove vi erano
papi che indicevano Concili.
Oggi … è quasi infamante riconoscere dove
siamo. Siamo impantanati in sabbie mobili nelle quali sprofondiamo sempre più
velocemente. Tanto più velocemente quanto più cerchiamo di nuotarci. Quanto più
cerchiamo di puntellare il nostro sprofondare. I media di quel 1969
raccontavano la storia di un grande progetto che avrebbe portato
(letteralmente) l’uomo verso cieli nuovi ed una nuova terra. I media di oggi …
leggeteli! Non trovate grandi progetti. I termini “progetti”, “innovazione”
sono usati solo per raccontare in qualche angolo di qualche pagina economica
piccole start-up banali. Come il papà che racconta ed esibisce con orgoglio il
disegnino del figlio. Ma è un disegnino che poi finirà nella retorica dell’età
adulta.
Sui media oggi trovate solo grandi
drammi. Ancora più drammi c’erano nel ’69. E i grandi progetti di allora
(dobbiamo riconoscerlo) sono stati troppo piccoli per vincerli ... Non sono
stati abbastanza grandi. Anche l’andare sulla luna è rimasto sterile perché là
abbiamo trovato nuove e più intense domande e non risposte sul senso dell’uomo,
della storia, dell’universo. Come se sulla luna risuonassero verso tutto
l’universo quelle domande che si era fatto il poeta raccontando di un pastore
che spreca la sua vita in viaggio di cui non conosce il senso. Ed a quelle
domande abbiamo voltato le spalle. Una navicella che si tuffa nell’oceano mi è
sempre sembrata la metafora di chi ritorna forse con la meraviglia negli occhi,
ma non con la forza di far diventare quella meraviglia impegno per una nuova
vita dell’Uomo.
Domani proporremo a Roma una strada
possibile per costruire un nuovo mondo. Un Progetto. Esso ha come obiettivo il
creare una nuova visione del mondo con la quale disegnare una nuova
società. Non presenteremo l’idea di una
nuova società, ma un cammino per costruirla. Non sarà una strada verso la luna.
Sarà una strada nei territori della conoscenza.
Meglio: sarà un costruire nuovi territori per la conoscenza che diverranno una
nuova economia, una nuova politica, una nuova socialità.
Forse le domande eterne si invertiranno.
Uomo, chi vuoi essere, che Storia e che Universo vuoi costruire.
Forse saremo noi pastori e viandanti che
dovremo dare una risposta alla luna ed alle stelle. Al loro essere e vagare,
apparentemente eterno, ma, forse, in attesa dell’Uomo.
Questo viaggio è per tutti. Ognuno con il
suo passo. Ognuno sorretto dall’altro. Qualcuno in compagnia di un Dio che
sorregge quando anche l’amico più caro è in affanno.
Chissà se ai giovani di oggi viene la
voglia di partecipare a qualche storia per la quale vorranno avere l’orgoglio
di dire “C’ero anch’io”.
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