di
Francesco Zanotti
Ancora oggi, con l’espressione “Interventi per la Cultura ” si intende il miglioramento della fruibilità del nostro patrimonio museale. Nulla in contrario, ovviamente sul migliorare la fruibilità del gigantesco patrimonio di opere d’arte che possediamo. Tutto in contrario al considerare che la Cultura si esaurisce in questo patrimonio.
Tutto in contrario oggi, quando dobbiamo urgentemente costruire sviluppo (economico, sociale, politico, istituzionale, culturale) e non ci riusciamo. E’ inutile elencare le mille geografie sociali dove non riusciamo a costruire sviluppo.
E non ci riusciamo perché è necessario costruire un nuovo sviluppo. Non si può immaginare un ulteriore sviluppo dell’attuale società. Voglio solo citare il "casino” che hanno fatto in Cina costruendo la più grande diga del mondo sullo Yangtze. Il Governo ha dovuto ammettere che le peggiori previsioni degli ambientalisti si sono verificate. Il riparare i danni sarà una impresa ciclopica, il sostituire l’energia prodotta dalla diga comporterà un massiccio ritorno al carbone con tutte le conseguenze che questi comporta.
E questo nuovo sviluppo non lo cerchiamo: stiamo continuando a cercare di rimettere in sesto la vecchia società industriale.
Bene, ma cosa c’entra la cultura? Ecco, entra subito in scena. Ogni processo di sviluppo, ogni società che da questo processo di sviluppo è generata, sono fondati su di una specifica visione del mondo che si manifesta, lasciatemi usare una vecchia espressione, nelle lettere, nelle arti e nelle scienze. Possiamo vedere anche le cose al contrario, così sarà chiara la stretta correlazione tra sviluppo e … una visione della Cultura che non rimanga chiusa nei musei. Ecco il ragionamento al contrario: lo sviluppo delle lettere, delle arti e delle scienze si sintetizza in una visione del mondo che sta a fondamento dell' economia, della socialità, della politica e delle istituzioni della società dove le lettere le arti e le scienze si sono sviluppate.
Se questo è vero la conclusione è banale: per costruire una nuova visione del mondo (che, sola, darà origine ad una nuova società) è necessario rivoluzionare le lettere, le arti e le scienze perché possano, insieme, costruirla.
Questo significa, innanzitutto, che ci dobbiamo convincere di una cosa che dovrebbe essere entrata nella coscienza comune da decenni: la cultura non è solo capolavori passati, spolverati e esposti. E' l’insieme di tutto il sapere dell’uomo. Non è una persona colta solo chi va per musei o legge i classici. E’ una persona colta chi fa tutte queste cose e, poi passeggia anche per la scienza …
No, non basta! Per costruire un nuovo sviluppo occorre che tutti diventino persone colte di nuova generazione. Ecco la mia proposta.
Per spiegarla, riprendo il concetto di opera d’arte. Le conoscenze attuali non sono più in grado di produrre opere d’arte. Non si producono più rappresentazioni del mondo che possano essere paragonate a quelle che stanno nei musei. Non si producono più teorie scientifiche capolavoro. Sembra che il mondo tenda a rintanarsi sempre di più in mondi specialistici dei quali pochissimi, fuori da quei mondi, ne capiscono il significato. E questi mondi devono essere sovvenzionati perché non sono in grado di produrre valore.
La ragione di tutto questo è che non ci si riesce a staccare dalla visione del mondo attualmente prevalente che una volgarizzazione assolutizzante della visione della scienza di Galileo.
Posso ora spiegare cosa intendo quando propongo che tutti diventino persone colte di nuova generazione. Intendo dire che la responsabilità di costruire una nuova visione del mondo dalla quale potrà nascere una nuova società non può essere lasciata agli attuali specialisti delle lettere, delle arti e delle scienze perché sono troppo legati al loro specialismo che è figlio diretto della visione del mondo oggi prevalente. Essa potrà nascere dall’impegno di menti libere dal desiderio di perpetuare recinti specialistici, ma interessate a costruire un nuovo futuro per tutti. Persone che passeggiano per i musei delle lettere, delle arti e delle scienze con la voglia di costruire nuovi capolavori che si condenseranno in una nuova società che sarà il nostro capolavoro complessivo.
Credo che la mia proposta sia davvero diversa da una difesa piagnisteistica ed interessata della cultura. Del tipo: la cultura è dove opero io. "Salvare la cultura significa mantenermi".
E l’economia? E' l’ambito di conoscenza dove l’esigenza di rinnovamento è più forte. Dove è più forte l' impronta di una visione della scienza che è oramai superata, forse che non c’è mai stata. L’ambito di conoscenza che più ci opprime con teorie insostenibili, ma prescrittive che perseguono il perverso obiettivo della stabilità e non dello sviluppo.
