martedì 30 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Hong Kong.

di
Francesco Zanotti


Onore ai ragazzi di Hong Kong. Quelli che tengono pulite le piazze dove manifestano con la raccolta differenziata. Piccolo segno di grande responsabilità.
Speriamo che riescano a fare il salto alla proposta. Spero che riescano ad attivare una progettualità sociale capace di immaginare un nuovo vivere insieme economico, sociale, politico, istituzionale e culturale.
Noi non stiamo dando una grande lezione: siamo ancora alla politica muscolare che finisce in rancorosi compromessi. Siamo ancora al mito del vincitore …
Come i nostri antenati Kurgan che con il cavallo e la spada hanno distrutto Gilania, la civiltà della Grande Madre. Da allora sappiamo solo fare guerre …


lunedì 29 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Un metodo di giudizio “anticipato” su di un Governo.

di
Francesco Zanotti


Un Governo lo si giudica dai fatti, si dice. Sarà anche vero, ma si tratta di un metodo di giudizio pericoloso. Perché è ex-post: si verifica se il governo ha raggiunto obiettivi o ha fatto danni solo “dopo”. Dopo un certo periodo di azione di Governo che il Governo stesso  ha stabilito.
Insomma, ad un certo punto, definito dallo stalliere, si va a vedere se i buoi sono scappati dalla stalla o se sono ancora là dentro ben pasciuti. E se non se ne trovano più o li si trovano smagriti e spenti? Certo di licenzia lo stalliere. Ma i buoi non ci sono più …
In un periodo di transizione epocale non si può attendere di misurare se sono stati raggiunti risultati o se sono stati fatti danni. Potremmo scoprire che non solo non ci sono risultati, ma i danni sono così rilevanti che non c’è più nulla da governare.
Alternativamente? Quando qualcuno chiede di Governare, prima di dire sì o no (votarlo o meno) facciamo un bilancio delle risorse cognitive che sta usando. Se sono troppo povere (cioè usa una parte troppo piccola delle risorse cognitive esistenti), potete star certi che non otterrà risultati e genererà danni. E se usa un sistema di risorse cognitive ampio? Siamo certi che le basi ci sono. Ma non basta. Andiamo, poi,  a vedere quale metodo di Governo vuole usare. Se attiva processi di creazione sociale di riforme, progetti e quant’altro, allora votiamolo con tranquillità. Sapendo, però, che, poi, dovremo partecipare a questo processo di creazione sociale dotandoci delle risorse cognitive per una partecipazione, appunto costruttiva, progettuale.
Questo metodo di valutazione non vale solo per il Governo del Paese. Ma anche per ogni altro livello di governo. Imprese comprese.
Chi riesce a tenere i buoi nella stalla non è perché ha il potere di aprire o chiudere la stalla, ma è perché dispone della conoscenza.



venerdì 26 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Gli economisti e le banalità in cattedra.

di
Francesco Zanotti


Sì, banalità è la parola giusta.
Vediamone due sbandierate come certezze. Invece sono proprio banalità. E arroganti.
Dite che la ripresa è generata dalle riforme istituzionali? Dite che vi è rapporto di causa ed effetto tra riforme istituzionali e ripresa? Bene, allora dovete saper scrivere una funzione che spiega quale è questo legame. Per fare un esempio banale: se io dico che la forza dipende dall’accelerazione, è perchè so scrivere esattamente la funzione che lega l’accelerazione alla forza. E tutti la conoscono.
Cari economisti, voi non sapete scrivere la funzione che dite leghi riforme e ripresa.
Allora il dire che la ripresa dipende dalle riforme è una affermazione ideologica. E per di più banale. Infatti, al di là del non sapere scrivere la funzione, non sapete neanche con che variabili descrivere la ripresa. E, tanto meno, sapete descrivere le variabili con le quali si caratterizza una riforma.
Riassumendo tutto, non sapete scrivere una dipendenza funzionale, ma neanche sapete descrivere i due elementi che dovrebbero dipendere l’uno dall’altro. Piantiamola quindi.

Secondo esempio (dal Sole24 di oggi a firma Fabrizio Galimberti): il problema dell’economia italiana non sta nell'offerta ma nella domanda, dice il Nostro. A parte che dell’offerta non considera il cosa (quali prodotti), ma solo come vengono prodotti (la produttività) io credo che il problema sia invece, proprio la tipologia di offerta. 
Il problema è il cosa si produce: oggetti che interessano sempre meno e sono costruiti con processi e modalità di distribuzione incompatibili con la Natura.


Mi piacerebbe poterne discutere … Il 10 ottobre potrebbe essere l’occasione adatta.

mercoledì 24 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Ma chi vuole veramente un mondo nuovo?

di
Francesco Zanotti



Tutti si dichiarano per il cambiamento. Fino all'eroismo. Il “ci metto la faccia” è diventato come i tormentoni delle estati scioccherelle.
Ma se date una occhiata a quello che vogliono cambiare alla fine è solo una cosa: dire che loro hanno cambiato.
Che hanno buttato a mare una classe dirigente guardiano e l’hanno sostituita.
Però, se guardate, nel profondo vedete solo conservazione.
Cominciamo dal “We can” pronunciato dal primo Presidente nero degli USA. Come è finito? We can … bombardare. Come tutti gli altri Presidenti USA. Chi controvoglia, chi con entusiasmo, ma tutti hanno finito per bombardare.
Arriviamo a casa nostra: quando siamo stati profondamente nei guai ci siamo rivolti al nostro Banchiere Centrale: Ciampi. Ora ci rivolgiamo ad un altro banchiere più grosso: Draghi. Ma, in fondo, la speranza è la stessa: che ci faccia sopravvivere lui.
Gli auto proclamati innovatori hanno una profonda incapacità di progetto.
E la colpa è del fatto che usano sistemi cognitivi troppo poveri.

Lo racconteremo in dettaglio il 10 Ottobre.

sabato 20 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre. Krugman contro le riforme istituzionali

di
Francesco Zanotti


Oggi sul Sole 24 Ore Paul Krugman dichiara apertamente che non ha senso attribuire alle riforme istituzionali la piccola ripresa della Spagna. Essa è, invece, solo frutto di una generalizzata riduzione di salari e stipendi che ha permesso un piccolo, ed ovviamente ad effetto temporaneo, recupero di competitività. Dico io: di imprese alle quali non rimane alcuna capacità di differenziazione se non il costo.
Testuale: “Vedere tutto questo (la piccola ripresa spagnola) come un trionfo delle riforme istituzionali significa partire da preconcetti talmente forti che non si capisce nemmeno perché uno si debba preoccupare di guardare i fatti.”. Come a dire, e come ripeteva Ernst Bloch, “Se la teoria non coincide con i fatti, tanto peggio per i fatti.”.
Il problema è che attraverso l’ideologia delle riforme istituzionali una nuova classe dirigente sta cercando di legittimarsi, indipendentemente dai fatti. E i “fatti”, siano noi, sono le nostre vite, le vite delle future generazioni.

Il 10 ottobre sarà anche un momento di racconto dei processi sistemici attraverso i quali le ideologie riescono a violentare la realtà. E generare, poi peggiorare e perpetuare, crisi.

mercoledì 17 settembre 2014

Aspettando il 10 ottobre Basta che non cambino i contenuti

di
Francesco Zanotti


Ieri sera sui teleschermi abbiamo assistito ad uno scontro di audience tra Floris e Giannini.
Le armi di questa contesa? I comici e lo studio. Ma non i contenuti. Le stesse idee banali, gli stessi scontri, lo stesso sovrapporsi di auto rappresentazioni. Poi la noia istituzionale di Giannini. La furbetta voglia di scatenate liti e contrapporre persone di Floris.
Noi attendiamo tutte le persone di buona volontà il 10 ottobre per dimostrare che usando nuove risorse cognitive (parole, linguaggi, modelli, metafore) si riesce a costruire nuove visioni dell’oggi e nuove proposte per il domani.

Attendiamo tutte le persone di buona volontà per incamminarsi con noi lungo la via della conoscenza che costruire il futuro.

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.