venerdì 28 febbraio 2014

Roma, caput …

di
Francesco Zanotti


Il problema di Roma è costituito da coloro che ne denunciano i problemi. Il modo in cui li denunciano, le proposte che fanno.
Il modo in cui lo denunciano è sotto gli occhi di tutti. E’ tipico dei professionisti della denuncia: strilli ed urla. Molto utile per chi denuncia: scarica l’ansia, permette una auto realizzazione a buon mercato …
Preferisco quelli che, anche denunciano, ma poi propongono. Ma se guardiamo a questi … Leggo in prima pagina sul Sole24Ore un titolo “agghiacciante”: “Sanare il passato e negoziare il futuro”. Il titolo del pezzo a pagina 4, che continua quanto scritto in prima pagina, insiste “Negoziare il futuro”.
Cosa c’è di agghiacciante? Che il futuro non si può negoziare: lo si deve progettare e costruire! E con chi lo si dovrebbe negoziare?
Ma se ci si mette nell'ottica di progettare e costruire in futuro, la situazione peggiora ancora. La progettazione e costruzione del futuro avviene attraverso un processo di creazione sociale emergente. Che ne sanno tutti coloro che oggi governano e criticano chi governa di come si sviluppano i processi emergenti e come li si governa?
La proposta: non importa chi governa. Basta che voglia imparare come funziona un processo di creazione sociale e come lo si governa.
Se volete anche un suggerimento più concreto. Due discipline, senza apparente legame, potrebbero fornire qualche fondamento. La teoria quantistica dei campi per spiegare come si innescano i processi emergenti. Se, poi volete vi sono altre discipline che aggiungono qualche utilità: la scienze cognitive, le scienze dell’evoluzione, la sociologia …
Anche la strategia d’impresa. Non perché il comune sia come una impresa: non lo è! Ma perché questa disciplina, al di là del nome, si occupa proprio di come si progetta e costruisce il futuro di un sistema umano.

Ecco .. se i governanti decidessero di imparare tutte questE discipline si ridarebbero senso all'espressione caput mundi. Perché insegnerebbero al mondo una nuova modalità di costruire sviluppo.

giovedì 27 febbraio 2014

Prevedevo di Grillo …

di
Francesco Zanotti


Circa un anno fa, dopo il successo alle elezioni, scrivevo di Grillo e del suo movimento … Sì, parlo di una previsione azzeccata …

“Di storie come quella di Bebbe Grillo ne sono nate tante. E tutte hanno avuto o stanno avendo la stessa fine. O delusione e disillusione o il conflitto. Oppure tutte e tre.
Le ragioni sono “sistemiche”. Sono movimenti che nascono da un grande slancio ideale. Ma questo slancio ideale non è nutrito da sufficienti risorse di conoscenza. Ed allora quando si tratta, inevitabilmente, di passare dalla protesta alla proposta, si frantumano in progetti parziali che generano conflitti e delusioni. Oppure cercano un consenso istituzionale che non può che essere “peloso”. E il movimento finisce quando gli appoggi istituzionali vengono meno.
Non occorrerà attendere molto per vedere queste stesse dinamiche scatenarsi nel Movimento cinque stelle. Grillo contro Casaleggio, i gruppi parlamentari spezzarsi in sottogruppi. Ed alla fine il movimento perdere di consenso
Il fatto che ci sia di mezzo Internet non fa che ampliare ed accelerare i processi. Ma non li cambia nella sostanza.”


Forse azzecco qualche previsione, ma non sono un mago: nei sistemi umani è facile fare previsioni se non cambia il sistema di risorse cognitive di riferimento di questi sistemi …

martedì 25 febbraio 2014

Volli, sempre volli, fortissimamente volli ... andare sulla luna

di
Francesco Zanotti


Ed allora mi sono messo a saltare con tutta la mia forza, con il mio impegno. Accettando la sfida che, se non ci fossi riuscito, sarei stato un pirla …
Sono arrivato anche a saltare 20 cm. lontano dalla terra …
Poi mi sono guardato intorno ed ho capito che anche se fossi riuscito a ridurre il cuneo fiscale di dieci punti (ah, no! Erano dieci miliardi …), se avessi rivoltato la Costituzione come un calzino … (la luna, appunto) le imprese non avrebbero comunque ricominciato a produrre cassa. E se le imprese non producono cassa ma si fanno mantenere, i guai sono seri.
Per far sì che le imprese ricomincino a riprodurre cassa, occorre riprogettare la loro identità strategica. E per farlo occorre buttare nel sistema delle imprese nuove risorse di conoscenza …

Allora ho smesso di guardare la luna fredda e lontana e … mi sono messo a studiare. Quel signore del settecento, dopo tutto, voleva fortissimamente studiare.

sabato 22 febbraio 2014

Noi c’eravamo tutti …

di
Francesco Zanotti


Noi c’eravamo tutti. Con le nostre idee e con i nostri comportamenti. Con i nostri rifiuti con le nostre omissioni.
Noi abbiamo costruito questa crisi.
Allora noi dobbiamo cambiare le nostre idee e i nostri comportamenti. Sostituire i rifiuti inconcludenti con proposte alte e forti. Superare la ignavia del rimando e dell’illusione.

Soprattutto dobbiamo aggiungere conoscenza alla nostra vita.

venerdì 21 febbraio 2014

La parte hard …


di
Francesco Zanotti


Ogni sistema umano è costituito da una parte hard e da una parte soft. Pensate ad una impresa industriale. Ha una parte hard che è fatta dai muri, dalle tecnologie e dalla organizzazione formale (le procedure ad esempio). E da una parte soft che è fatta dalle persone (la loro identità profonda, i loro pensieri etc.), dai loro progetti e dai comportamenti che mettono in atto per realizzarli.
Se l’impresa non va bene occorre certo cambiare anche la sua parte hard. Ma questa deve essere funzionale ad un nuovo progetto d’impresa. E un nuovo progetto di impresa è generato da persone alle quali vengono fornite nuove risorse cognitive.
La “consecutio” è: nuove risorse cognitive generano una nuova progettualità che genera un nuovo progetto d’impresa. Dentro questo progetto e, proprio per realizzarlo, si cambieranno anche le macchine ed i muri.
Dare così importanza alle riforme è come voler partire dalle macchine e dai muri. Ma se non so che progetto paese voglio realizzare come faccio a sapere di che muri e di che macchine ho bisogno?


mercoledì 19 febbraio 2014

I nuovi ministri: tecnici o politici?

di
Francesco Zanotti


La risposta è semplice: politici. Ma che si impegnino a studiare.
Cito un articolo documentatamente crudele di Lina Palmerini su Sole24Ore di oggi.
Scrive, rivolta a Renzi “Quello che gli manca è la capacità. Ci pensi. Capacità parlamentare? Zero. Competenza in bilancio dello Stato? Zero. Competenza in Europa? Zero.”
Aggiungo io: come si fa a parlare di lavoro senza avere alcuna competenza di strategia d’impresa? Senza avere competenza di quelle scienza che spiega come si fa ad aumentare la capacità di produrre senza la quale una impresa non riesce a pagare gli stipendi?

E potrei aggiungere molte altre aree di conoscenza che sarebbero indispensabili …

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.