martedì 10 gennaio 2017

Onore a Zygmunt Bauman e disonore a tutti noi.

di
Francesco Zanotti


Risultati immagini per Zygmunt Bauman

Spiegare perché dobbiamo tutti gli onori a Bauman è inutile. Anche i giornali stamattina ne forniscono tante e convincenti. Non ultima la descrizione della sua “scoperta” del nesso tra orrore e modernità (Donatella Di Cesare sul Corriere). Disonore a tutti noi perché ci siamo adagiati sul suo pensiero. I seguaci in religiosa ammirazione. Tutti gli altri in incosciente indifferenza.

La descrizione della società attuale come società liquida è una metafora efficace e nota quasi a tutti. Il rendersi liquido della società è il diretto risultato del perdere di identità degli attori e delle istituzioni della società moderna, “industriale” direi io. Grazie e onore a te Zygmunt: è vero e prima di te non lo sapevamo.

Poi disonore a tutti noi.
E descriviamo qualche categoria di questi noi.
Disonore ad una classe intellettuale che non ha provato ad arricchire, portare avanti il suo pensiero usando due altre forme di pensiero: il pensiero quantistico e il pensiero autopoietico.
Disonore ad una classe manageriale che non ha capito che anche le imprese sono liquide e le tratta come “procedure”.
Disonore ad una classe politica che non ha capito che in una società che ha liquefatto gli attori e significati del passato è necessario farne emergere di nuovi. E questo non accade predisponendo programmi, ma attivando processi emergenti di progettazione di una nuova società.



sabato 7 gennaio 2017

Economia e coraggio

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per Andrew Haldane

Il dibattito è stato autorevolmente avviato in modo pubblico dalla Regina Elisabetta https://ettardi.blogspot.it/2012/01/la-domanda-della-regina.html come ha riferito Luciano Martinoli su un nostro Blog. Oggi il Sole 24 Ore riporta le dichiarazioni del Capo economista della BoE (Andrew Haldane) che denuncia gli insuccessi degli economisti. Che facciamo? La risposta del Sole 24 Ore è: rinunciamo…

Il problema sono le previsioni economiche che gli ecomomisti non azzeccano da anni. Il casus belli per gli inglesi è costituito dalle previsioni delle conseguenze della Brexit che per ora sono state completamente sballate: la BoE aveva previsto recessione e la Gran Bretagna si è, invece, sviluppata.

Quali sono le proposte del Capo Economista della BoE? Che l’economia si apra ad altre discipline.  Cioè che si ridisegni la scienza economica.
Il Sole 24 Ore propone, invece, attraverso l’opinione di Fabrizio Galimberti una soluzione intimista. Non serve andare a interrogare altre discipline. Chi l’ha fatto non ha cavato un ragno dal buco come dimostrano gli insuccessi da chi, ad esempio, ha voluto usare le teorie del caos.
Piuttosto (ecco la proposta rinunciataria) che l’economia non si occupi più di grandi scenari, ma operi solo nel micro, anche se non specifica cosa intende per “micro”.

La mia opinione? Seguire la strada indicata da Andrew Haldane. Mi si lasci aggiungere, però, una espressione di sorpresa: sono anni che molti (anche noi) stiamo percorrendo quella strada. Possibile che Haldane non abbia mai incontrato nessuno di noi? Gli avremmo raccontato tante cose. Ad esempio, che le teorie del caos non sono nulla di nulla di nuovo rispetto alle teorie “mainstream”: si riescono solo a scrivere equazioni più complicate (non lineari) che poi, però, possono essere risolte solo attraverso procedimenti di approssimazioni lineari.
Una nuova speranza viene dal pensiero quantistico. Che, alla fine, propone la vera innovazione: non ha senso prevedere il futuro perché è necessario costruirlo.

venerdì 6 gennaio 2017

Il parlare di merito è una sciocchezza scientifica

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per merito

Il riferimento è all’articolo di fondo di oggi sul Corriere della Sera di Gian Antonio Stella.
Riesco ad illustrare la tesi del titolo con qualche battuta, certo non un discorso completo. Ma so già che innescare un dibattito scientifico sul tema sarà difficile perché la scienza è sconosciuta a chi ne parla. Meglio buttarla in politica. E così si riesce ad autorappresentarsi senza pagare dazio alla conoscenza. Concorderà il lettore che rifiutare la scienza è …davvero una stupidaggine

Cominciamo da una sciocchezza che solo a scriverla fa prudere le mani. Si dibatte intorno a quanto deve essere la percentuale di coloro che hanno diritto ad un riconoscimento speciale del merito. E si dice che il numero deve essere piccolo. E perché? Perché altrimenti, se i buoni sono troppi, cade la motivazione competitiva. Cioè: si sostiene che il vero merito deve essere solo di pochi. La scuola ideale è quella dove possono essere solo pochi quelli che meritano. Cioè ancora: servono tanti asini per gratificare i pochi che non lo sono. Cioè ancora dell’ancora: per fare una scuola che finalmente premia dobbiamo avere una scuola dove mediamente gli insegnanti sono “non meritanti” …

Ma entriamo in medias res. E parliamo di matematica (mi si riconosce che è una scienza?). Per riconoscere e premiare il merito occorre valutare le prestazioni. Bene, e cosa vuol dire valutare? Vuol dire mettere in corrispondenza biunivoca le prestazioni degli insegnanti con l’insieme dei numeri naturali. Così facendo si riesce a costruire una scala (l’insieme dei numeri naturali è, tra le altre cose, ordinato)e poi si decide a chi riconoscere talento ed assegnare premi … Aggiungiamo anche il punire  i peggiori?
Bene, ma quali sono le prestazioni da misurare? Ovviamente nessuno ne parla. Il Dottor Stella non dice: merito è quando i nostri ragazzi escono dalla scuola e, per usare un linguaggio molto tradizionale, devono sapere questo, devono saper fare quest’altro e devono deve essere in questo modo. Se non si descrivono le prestazioni non si capisce chi ha meritato e chi no. E già qui il discorso sarebbe chiuso.

Ma non pensiamo a cose così difficili, siamo concreti … Pensa di sottoporre gli insegnati a batterie di test. Ma, innanzitutto, così facendo si misura solo un eventuale potenziale di merito. Non i risultati. E, poi, è una misura che traballa da tutte le parti. Infatti, le domande dovranno essere molte. E saranno inevitabilmente eterogenee. Come si mettono insieme risposte a domande eterogenee? Se si opera sui punteggi si contravviene al principio (se ce lo siamo dimenticati, davvero la scuola è servita a poco) che non si possono sommare le pere con le mele. La media tra cinque pere e tre mele è un concetto senza senso. Non è quattro frutti di una nuova specie pera/mela?
Poi le domande saranno scelte da qualcuno che certamente non dispone di tutte le conoscenze esistenti, ma solo una parte. Saranno scelte, quindi, da persone che hanno una visione parziale del mondo. E se persone diverse fanno i test faranno test diversi con i quali, però poi si pretenderà di giudicare lo stesso merito.

Fino ad ora abbiamo fatto banali osservazioni di matematica, ma si può andare avanti e tirare in ballo le scienze naturali ed umane.
Il merito di cui si parla è potenzialità che raggiunge risultati. Anche lasciando da parte il fatto che, come abbiamo detto, non si sa quali siano i risultati educativi che si vogliono ottenere, tutti i risultati, qualunque essi siano, sono  generati da un potenziale personale che trova un contesto favorevole nel quale esprimersi.
Ora il potenziale personale non è misurabile e il contesto neanche …

Provo a riassumere. L’insieme degli insegnati deve essere per forza fatto di un massa di mediocri, altrimenti non si si riesce a definire il concetto di “insegnati bravi” che meritano. All’attuale ministro dell’educazione trovare test che garantiscano il giusto mix di insegnanti bravi e sfigati alla nostre scuole. E che siano tanti gli sfigati … Dott. Stella, è questa l’inevitabile conclusione a cui si arriva leggendo il suo articolo e ascoltando gli altri “meritisti” che chiacchiericciano indisturbati sui media.


giovedì 5 gennaio 2017

Studiato cosa?

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per biblioteca

Il prof Burioni, esperto virologo, a quanto riporta il Corriere, scrive nel suo blog che sullo stesso blog “…  ha diritto di parola solo chi ha studiato. La scienza non è democratica!" Ma, al di là del caso specifico (il problema dei vaccini), la domanda da porsi è: Egregio Professore, studiato cosa?

Colgo l’occasione del dibattito sui vaccini, ma non voglio parare di quel tema specifico: non ne so abbastanza e non ho il tempo di informarmi. Colgo l’occasione per discutere delle affermazioni di carattere generale sulla scienza che propone il Prof. Burioni.
E guardando crudamente in faccia a questa affermazione, mi viene spontaneo chiedere: Professore, ma che cosa pensa occorra studiare per essere autorizzati a discutere di scienza? Per poter essere alla sua altezza per poter discutere con lei di scienza? Non di vaccini, ma di scienza nel suo complesso?
Glielo domando perché il dibattito “normale”, “consueto” (tra quelli che dibattono di questi temi e che ella certamente annovererebbe tra coloro che sanno) sulla scienza arriva a conclusioni diverse dalle sue.
Mi sembra strano anche parlarne …
Dalle sue parole mi sembra si possa dedurre che ella pensa che fare scienze sia scoprire verità via via più definitive che diventano sempre più complesse e specialistiche e che costruiscono caste di “semidei” al di sopra di tutto e di tutti.
Ora, se accetta di annoverare tra le scienze la matematica e la fisica, non credo che per queste materie si possa ragionare nei termini in cui ella ne parla.
La matematica da più di ottant’anni ha dimostrato che nessun corpo teorico può dimostrare al suo interno coerenza e completezza. E’ necessario un rimando “meta” che poi a sua volta deve essere rimandato ad un altro livello ancora più meta di questo .. in una catena infinita.
La fisica ha dimostrato con un candore che fa onore ai fisici che ogni teoria è contingente: vale in certo ambito. Ed oggi questa candore è diventato estremo se è vero che le teorie fisiche attuali parlano, si riferiscono solo al 5% di quell’insieme di materia ed energia che la fisica studia.
Come certamente ella sa, il discorso è molto più ampio: dall’epistemologia (che sembra aver dimostrato che non si può parlare di verifica della verità di una teoria, ma al massimo la si può falsificare), alla biologia dove il dogma fondamentale della biologia molecolare è banalmente falso, alle scienze cognitive …
Professore la scienza sembra proprio essere un cammino. Ed un cammino sociale, cioè l’esatto contrario di quello che ella afferma.
Concludo con riferendo l’opinione di una persona che certamente può essere annoverata tra coloro che sanno e che sono autorizzati a parlare. Gliela riporto, con anche la fonte “La ricerca scientifica è il dialogo difficile fra prospettive lontane, la collaborazione fra diversi ad idee improbabili, ma profonde. Ha bisogno della democrazia ed è una componente essenziale della democrazia”. L’Autore è il Prof. Giuseppe Longo e la fonte è http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125846&typeb=0&complessita-scienza-e-democrazia.


martedì 3 gennaio 2017

La soluzione al problema della “post verità”

di
Francesco Zanotti


Risultati immagini per bocca della verità roma

La soluzione al problema è semplicissima. E la ragione è che non esistono verità assolute, ma ve ne sono solo di contingenti. Vere in un certo contesto e non vere in un altro. Se così è, allora, basta  …

Prendete un foglio Excel e mettete in una cella il valore della radice quadrata di due. Che valore ci mettereste? Dovreste fare una scelta: a che numero fermarvi dopo la virgola. Dovreste scrivere un’approssimazione della radice quadrata di due. E quanto ce ne sono di approssimazioni possibili? Sono infinite (un infinito numerabile) e sono tutte diverse le une dalle altre.
Allora qual è il valore vero della radice quadrata di due? Non lo potete scrivere: vi servirebbe un tempo infinito.
Quando userete una certa approssimazione della radice quadrata di due diranno che essa è vera solo coloro che saranno d’accordo con voi nel troncare i numeri dopo la virgola, ad un certa posizione.
Adesso immaginate una pallina di acciaio? Quanto pesa? Qual è il suo vero peso? Beh dipende da dove siete se siete sulla terra peserà ad esempio un chilo, mentre se la portate sulla luna peserà circa un sesto.
Allora la verità è contingente: dipende da dove siete, con chi siete.
Ora ammetto che ci sono affermazioni che sono vere per grandi masse di persone, magari anche su tutta la terra. Ad esempio: che giorno della settimana è domani.
Ma sono affermazioni veramente molto banali.
Per tutte le altre è necessario specificare il contesto (luogo e persone) per il quale sono vere.
Se è così, allora la soluzione al problema della post verità non consiste nel trovare qualche inesistente mega giudice imparziale che censuri le menzogne. Basta chiedere a chi fa un’affermazione qual è il suo contesto di validità. E se vi dice che vale in ogni tempo e luogo fatevi una crassa risata.
Sono le risate che seppelliscono gli imbecilli.

domenica 1 gennaio 2017

State buoni se potete …

di
Francesco Zanotti

Risultati immagini per mattarella discorso fine anno

Mi sembra questa la sintesi del discorso di fine anno del Capo dello Stato. Accettiamo l’esortazione, ma domani mattina quando riprendiamo il lavoro, cosa significa questo operativamente? Quali conoscenze dovremmo apprendere e quali nuovi comportamenti dovremmo mettere in atto? Ce lo dovremo scoprire da soli. Ma così rischiamo di convincerci che dopo tutto sono gli altri che non fanno i buoni … E che devono cambiare le loro conoscenze e i loro comportamenti.

La frase è attribuita a San Filippo Neri. Ma è anche una canzone di Angelo Branduardi (1983) e un film italiano di quello stesso anno.
La frase risuona in ogni pulpito di ogni parrocchia, come in ogni convegno di partito.
Ma, allora, se tutti vogliono essere buoni perché poi non lo siamo? E che non lo siamo lo dicono tutti guai nei quali siamo immersi.

La risposta è semplice. Stiamo vivendo una società che sta diventano sempre più solo una ecologia di crisi. Il problema è che, da un lato, cerchiamo di farla sopravvivere con le unghie e con i denti. E, dall’altro, quando immaginiamo cosa fare d’altro, non abbiamo la stessa visione di cosa è bene e giusto
Quindi? Cosa avrei detto io invece di una esortazione a fare i buoni?
Che la nostra è una crisi di senso: stanno perdendo di senso economie e strutture della società industriale. Che da una crisi di senso si esce progettando una nuova società.  Per riuscirci occorre usare nuove risorse cognitive.

Sono nuove conoscenze per una nuova ed intensa progettualità sociale (di tutti insieme) che fanno  gli uomini buoni. Fanno costruire loro un nuovo bene comune. 

...continua

Ce ne stiamo accorgendo a colpi di crisi ricorrentesi in ogni dimensione dell'umano. E' evidente che dovunque guardiamo c'è qualcosa che, gravemente, non va: lo sviluppo economico, la povertà, il rapporto con la natura, la soddisfazione sul lavoro e le profonde esigenze di realizzare una vita degna... E allora vogliamo smetterla di denunciare il passato? Sta diventando stucchevole cercare l'ennesimo cantuccio della stanza della società industriale e scoprire ancora una volta l'accumularsi di una polvere. E' il momento di lasciar riposare per un po' la denuncia e la protesta anche perché, se siamo onesti, dobbiamo chiederci: ma noi dove eravamo in questi anni?

Vivevamo su Marte e improvvisamente siamo tornati sulla terra ed abbiamo scoperto che quegli inetti di terrestri, dopo la nostra denuncia, non aveva fatto nulla. E tocca ancora a noi risvegliare le coscienze? Certo che no! Noi abbiamo vissuto immersi in questa società. Sono anche le nostre azioni che hanno mantenuta chiusa la stanza. Lasciando accumulare e incancrenire polvere. Viene quasi da dire: l’accumularsi e l’incancrenirsi ci fa comodo perché la nostra unica competenza era il contestare. Visto che sul costruire abbiamo dato tutti pessima prova.
E non si dica che qualche potere forte, da qualche parte ha impedito che le nostre folgoranti idee liberassero la stanza dalla polvere dell’ingiustizia, del privilegio … Quelli che sembrano poteri forti lo sono solo di fronte alla nostra incapacità di costruire alternative.
Cara e vecchia società di tutti noi, dunque. Che ci ha permesso di superare secolari infelicità … Certo non tutte, certo non a tutti, certo non ugualmente, ma molto.
Cara e vecchia società dalla quale ora dobbiamo allontanarci con un pizzico di nostalgia. Portandoci dentro lo zaino che accompagna ogni viaggio tutto quello che di buono ha prodotto.
E con il passo che diventa sempre più baldanzoso a mano a mano che diventa chiaro il luogo, la nuova società verso la quale siamo diretti ..
Ma verso quale luogo vogliamo dirigerci? Quale nuova società vogliamo costruire?
Noi certo non lo sappiamo! Sappiamo solo come fare a costruirla!

Allora la nostra proposta è strana. Non abbiamo soluzioni, linee politiche, idee originali. Ma un metodo con il quale generarle.
Primo passo di questo metodo: cambiamo i linguaggi. Secondo usiamo questi nuovi linguaggi per progettare insieme .. Accidenti, mi rendo conto che mi sto avventurando in un sentiero accidentato …
Allora provo con una storiella. Pensiamo di indossare occhiali verdi e di dover dipingere una parete di un nuovo colore: il verde ci ha seccati. Ai nostri piedi abbiamo una vasta gamma di barattoli di vernice. Ma tutti i colori ci sembrano gradazioni del verde. E, così, piano piano ci sembra inutile ridipingere una stanza di un nuovo colore che potrà essere solo una gradazione di verde. Accidenti ai poteri forti che ci costringono a dipingere sempre e solo di verde …
Ma poi arriva qualcuno che ci convince che un certo barattolo contiene il rosso. Ma apparirà rosso solo quando lo stendiamo sulla parete … Così, spinti da nuova fiducia e dalla voglia di avere nuova fiducia, cominciamo a dipingere. Ma, anche dopo averlo steso sulla parete, quel colore continua ad essere l’ennesima gradazione del verde. Allora la nostra collera e massima: certo solo un grande complotto di qualche potentato molto potente ci può costringere a naufragare in un mare di verde …
Maledetti poteri forti .. .
Così attiviamo un Gruppo antiverde. Che, innanzitutto, continua ossessivamente a dimostrare che tutto è di quel verde che, oramai invece di speranza, sta a segnalare schifezza. E poi cerca di buttare via tutti i barattoli …
Cosa significa partire dai linguaggi e dal metodo per usarli?
Significa togliersi gli occhiali verdi. E riuscire così a scoprire che tutti i barattoli sono effettivamente di mille colori. Riuscendo a vedere mille colori rinasce davvero la speranza di poter dipingere diversamente la stanza. Ma non possiamo stare senza occhiali ed ogni tipo di occhiale, anche il più sofisticato, altera i colori … Anche il rosso più sfavillante sarà, poi, sempre, ideologicamente, rosso … Ed allora che fare? Impariamo a cambiare occhiali quando vogliamo vedere cose diverse. Ma, poi, come dipingiamo quella stanza? Inevitabilmente tutti insieme con occhiali diversi. Perché ognuno può portare un solo tipo di occhiali per volta. E per fare della stanza un capolavoro, sono necessari tutti i colori. Quando il dipinto a mille mani sarà finito potremmo vedere un miracolo che piacerà a tutti e che tutti potranno vederlo in modo sempre diverso. Basterà indossare gli occhiali degli altri e se ne scoprirà un bellezza diversa.
Allora il nostro programma è molto semplice. Apparirà forse banale e ininfluente: diffonderemo nuovi linguaggi ed attiveremo gruppi progettuali che li useranno per progettare i mille aspetti di una nuova società.
I linguaggi sono i modelli e le metafore che nell'ultimo secolo, provenendo sostanzialmente dalle scienze della natura, si sono aggiunti a quelli tipici della società industriale.
Il metodo con il quale li useremo sarà Sorgente Aperta …
Ma perché “balbettanti”? Perché nel progettare un nuovo mondo ci rendiamo conto che il primo esprimersi non sarà che un balbettio. E, perché “poietici”? Perché il balbettio dovrà essere fecondo. Si trasformerà certamente in storie che cominceranno ad essere vissute.
Allora anche questo manifesto è un balbettio poietico? Certamente. Speriamo di doverlo riscrivere al più presto meno balbettante e più fecondo.